Congruità e coerenza negli studi di settore

Studi settoreInserendo in Gerico i valori delle variabili contabili (acquisti di merci, spese di pubblicità, ecc…) ed extra contabili (localizzazione dell’impresa, numero del personale addetto all’attività, ecc…) richieste per ogni singola attività, è possibile verificare la posizione del contribuente in ordine a due distinti aspetti della sua “normalità statistica”:

  • la congruità dei ricavi dichiarati;
  • la coerenza dei principali indicatori economici.

La congruità

Sotto il primo profilo Gerico attesta anzitutto se i ricavi o i compensi del contribuente sono “congrui”, cioè pari almeno al valore puntuale di riferimento calcolato con il software per lo specifico contribuente. La stima non viene fornita sulla base di un unico valore, Gerico indica una serie ordinata di valori di ricavi o compensi minimi ammissibili che segna la soglia inferiore di quel margine di oscillazione (chiamato intervallo di confidenza) entro il quale lo scostamento è ritenuto “possibile” (ricavo e compenso minimo ammissibile). I contribuenti che si avvalgono della possibilità di adeguare i propri ricavi o compensi alle risultanze della applicazione degli studi di settore, in sede di dichiarazione dei redditi, devono effettuare l’adeguamento tenendo conto del valore che nella applicazione Gerico viene indicato quale valore di riferimento puntuale.

Ai contribuenti che ritengono ve ne sia motivo è, peraltro, consentito collocarsi anche in caso di adeguamento, all’interno dell’intervallo di confidenza e quindi anche al livello del valore minimo.

La scelta non è scevra di conseguenze ai fini dell’azione accertatrice dell’Amministrazione Finanziaria. In sede di controllo dell’applicazione degli studi di settore l’Agenzia delle Entrate:

  • in caso di adeguamento al valore puntuale considererà corretta la posizione del contribuente e potrà procedere ad accertamento sulla base degli studi di settore solo nei casi in cui, sulla base di elementi documentali, sarà in grado di rettificare i dati presi a base per l’applicazione degli studi di settore;
  • in caso di adeguamento all’interno dell’intervallo tra valore minimo e valore congruo, potrà verificare, e quindi chiedere al contribuente di giustificare per quali motivi abbia ritenuto di adeguarsi a un valore inferiore a quello di riferimento puntuale. Se l’Agenzia ritiene che i motivi addotti siano non accettabili può ricorrere all’accertamento del maggiore reddito. A differenza della precedente ipotesi, gli organi verificatori possono anche basarsi su presunzioni “semplici”.

Nelle circolari n. 110/E del 21 maggio 1999 e n. 148/E del 5 luglio 1999, l’Amministrazione finanziaria aveva già precisato che i valori di adeguamento alle risultanze degli studi di settore dovevano effettuarsi “….tenendo conto del valore che nella applicazione GERICO viene indicato quale ricavo di riferimento puntuale…”

Nelle stesse circolari risultava altresì evidenziato che l’adeguamento del ricavo all’interno del c.d. “intervallo di confidenza”, è comunque da ritenersi un ricavo o compenso “possibile”, ferma restando la facoltà dell’Ufficio di chiedere al contribuente di giustificare per quali motivi avesse ritenuto di adeguarsi ad un livello di ricavi o compenso inferiore a quello di riferimento puntuale.

Nella circolare n. 110/E del 1999 veniva peraltro chiarito che l’intervallo di confidenza viene “..ottenuto come media degli intervalli di confidenza al livello del 99,99% per ogni gruppo omogeneo ponderata con le relative probabilità di appartenenza”.

I contribuenti che si collocano “naturalmente” all’interno del c.d. “intervallo di confidenza”, devono, tenuto conto delle predette probabilità, considerarsi generalmente in linea con le risultanze degli studi di settore, in quanto si ritiene che i valori rientranti all’interno del predetto “intervallo” hanno un’elevata probabilità statistica di costituire il ricavo/compenso fondatamente attribuibile ad un soggetto esercente un’attività avente le caratteristiche previste dallo studio di settore.

Pertanto, tenendo conto che lo strumento presuntivo degli studi di settore deve essere sempre utilizzato verificando in concreto la possibilità degli stessi di rappresentare correttamente la capacità del contribuente di produrre ricavi o compensi, al fine del raggiungimento di tale primario obiettivo, l’attività di accertamento sulla base degli Studi sarà prioritariamente rivolta nei confronti di quei contribuenti “non congrui” che, sulla base delle risultanze della contabilità, hanno dichiarato un ammontare di ricavi o compensi inferiori al ricavo o compenso minimo di riferimento derivante dall’applicazione delle risultanze degli studi di settore.

L’adeguamento al maggiore ricavo, puntuale o minimo che sia, è valido sia ai fini delle imposte dirette che ai fini Irap e dell’Iva. Per la determinazione della maggiore Iva dovuta si applica un’aliquota media delle operazioni effettuate.

Segnaliamo inoltre che:

  • l’adeguamento alle risultanze degli studi di settore, a partire dal Modello Unico 2005, ha rilevanza anche ai fini IRAP;
  • ai fini IVA, il versamento dell’imposta relativa al maggior volume d’affari risultante dagli studi di settore deve essere effettuato, non più entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi, ma al momento in cui si effettua il saldo delle imposte sui redditi;
  • i maggiori corrispettivi dovranno essere annotati, entro il termine suindicato, in un’apposita sezione dei registri IVA e riportati nella dichiarazione annuale.

Nel caso in cui il contribuente proceda all’adeguamento di cui sopra per:

  • periodi d’imposta diversi dal primo anno di applicazione dello studio o della sua revisione (Viceversa, per il primo anno di applicazione o di revisione dei singoli studi, l’adeguamento alle risultanze da Studi di settore non comporta l’applicazione di sanzioni e interessi);
  • importi che eccedono il 10% dei ricavi o compensi annotati nelle scritture contabili.

dovrà anche corrispondere, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito, una maggiorazione del 3% sulla differenza tra ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli studi e annotati nelle scritture contabili.

L’adeguamento comporta il versamento delle imposte complessivamente dovute (sui redditi, Irap e Iva) entro i termini ordinari di versamento a saldo in sede di dichiarazione dei redditi (16 giugno o 16 luglio con maggiorazione dello 0,40% per i contribuenti “solari”).

Inoltre il DL 78/2009 ha reso possibile la rateizzazione anche per la maggiore Iva da adeguamento agli Studi di settore. I maggiori ricavi e la maggiore Iva vanno indicati in apposito rigo della dichiarazione dei redditi, mentre i maggiori ricavi ai fini Irap vanno indicati nel modello Irap.

La coerenza

La correttezza dei comportamenti del contribuente, monitorata da Gerico, dipende in definitiva da valutazioni che riguardano due distinti aspetti:

  • la congruità dei ricavi o dei compensi;
  • la coerenza degli indicatori economici.

Ciascuno di tali aspetti viene considerato autonomamente dal software, per cui si può avere la non congruità accompagnata dalla coerenza e, viceversa, l’incoerenza unita alla congruità .

Per quanto concerne in particolare l’aspetto relativo alla coerenza, Gerico è in grado di verificare la regolarità dei principali indicatori economici caratterizzanti l’attività svolta dal contribuente (i quali sono predeterminati, per ciascuna attività, dallo studio di settore approvato).La regolarità di tali indicatori viene valutata, rispetto ai valori minimi e massimi assumibili, con riferimento a comportamenti normali degli operatori del settore che svolgono l’attività con analoghe caratteristiche.

Le anomalie riscontrate negli indici di coerenza non danno luogo ad un’attività automatica di accertamento, ma potranno essere utilizzate per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, pur in presenza di ricavi o compensi congrui. Ovviamente, in quest’ultimo caso detti controlli potranno essere effettuati utilizzando metodi di accertamento diversi da quello basato sugli studi di settore. Con riferimento a tal genere di anomalia l’ufficio dovrà comunque verificare se la mancata coerenza derivi da comportamenti fiscalmente irregolari, ovvero se essa derivi da insufficienze produttive dell’azienda o da inefficiente organizzazione dell’attività professionale. Qualora, in base alle verifiche effettuate, emergano, ad esempio, componenti di costo non contabilizzate che risultano rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, si potrà procedere ad accertamento in base a tale strumento, tenendo conto dei ricavi o dei compensi presunti che derivano dalla considerazione di tali nuovi elementi.

Va infine segnalato che le eventuali anomalie riscontrate negli indici di coerenza non possono dar luogo ad “adeguamento” da parte del contribuente.

Soggetti congrui e coerenti

Attraverso il DL 201/2011 è stato modificato il c.4-bis, art. 10 L. 146/1998, che stabilisce la limitazione dei poteri di accertamento di tipo analitico – presuntivi in caso di congruità agli  studi di settore, il tutto con effetto per le dichiarazioni relative all’annualità 2011 e a quelle  successive. In sostanza le limitazioni ai poteri di accertamento nei confronti dei soggetti che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi pari o superiori a quelli risultanti dell’applicazione degli studi si applicano a condizione che gli stessi soggetti:

  • abbiano regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati  rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, indicando fedelmente tutti i dati previsti;
  • sulla base di tali dati, risultino coerenti con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di settore o degli studi di settore applicabili;
  • siano “potenzialmente” accertabili sulla base delle risultanze degli studi di settore. Sono quindi esclusi i contribuenti che presentano cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi, compresi quelli nei cui confronti lo strumento di accertamento non si rende applicabile ai sensi del D.M. 11/02/2008.

Oltre alla preclusione degli accertamenti di tipo analitico-presuntivo, nei confronti dei soggetti congrui e coerenti:

  • la determinazione sintetica del reddito complessivo (art. 38, D.P.R. 600/1973), è ammessa solo a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo quello dichiarato;
  • è ridotto di un anno il termine di decadenza per l’attività di accertamento effettuata ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.

 

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